Il mio matrimonio felice ha riscosso un enorme successo su Netflix, soprattutto dopo l’arrivo del doppiaggio in italiano. Col senno di poi, però, avrei fatto meglio ad ascoltarlo in lingua originale e senza sottotitoli: così, almeno, avrei potuto immaginare una storia differente.
Le premesse, in realtà, non erano affatto male: Miyo, una sorta di Cenerentola giapponese dotata di un potere immenso di cui ignora l’esistenza, si ritrova promessa sposa a un uomo affascinante ma algido. Odiata e abusata da tutta la sua famiglia, la ragazza si porta appresso un carico immenso di traumi.
La grafica
La componente visiva è forse l’aspetto che ho apprezzato di più. Lo stile che ricorda quasi un acquerello, i dettagli super curati e la massima attenzione per le espressioni dei personaggi sono notevoli. Le ambientazioni sono sempre coerenti con il tono delle scene e della storia… ma il problema reale, purtroppo, è tutto il resto.
Protagonisti
Se Maomao di The Apothecary Diares ci faceva fare il tifo per lei perché era un grande personaggio, qui la protagonista, con la sua totale passività, i pianti continui e la mancanza di una vera spina dorsale, a lungo andare stanca lo spettatore.
- Kiyoka Kudō: Lui, tutto sommato, non ha avuto una grande evoluzione, ma per lo meno mostrava una personalità coerente. All’inizio è freddo e senza smancerie, e nel proseguire della storia si capisce anche il perché sia cresciuto così.
- Miyo: Il problema sostanziale è proprio lei. Capisco i traumi e le cattiverie subite, ma anche se ogni tanto sembra ricordarsi di poter dire di no, non fa mai un vero passo avanti. Rimane la classica vittima indifesa che aspetta che qualcuno si sacrifichi per lei. Non muove un dito, e questo mi ha dato sui nervi in maniera abissale.
slow-burn
Da amante del genere slow-burn, so bene a cosa vado incontro. Sono abituata a libri in cui, dopo trecento pagine, i protagonisti non si sono nemmeno tenuti per mano, ma in questa serie manca proprio il cambiamento della coppia e l’evoluzione del loro rapporto.
Lo slow-burn funziona se c’è tensione: ogni singola interazione dovrebbe portare i personaggi a conoscersi, a far crollare i rispettivi muri e a fidarsi l’uno dell’altro, un piccolo passo alla volta. Se dalla prima all’ultima puntata l’atteggiamento rimane identico, la scintilla si spegne.
Bello ma vuoto
Non posso definire questo anime un flop totale, ma mi è mancato il contenuto. Ho apprezzato la componente fantasy, che è stata una piacevole sorpresa, ma le potenzialità per creare un’opera memorabile c’erano tutte. Invece, si sono persi in un bicchiere d’acqua. Ed è un vero peccato.
Ora la parola a voi: vi ha conquistato o anche a voi ha lasciato questo senso di amaro in bocca?
Intanto ti lascio comunque il link diretto per i manga acquistabili su Amazon anche con Amazon Prime, con Kindle.

